DAMPFLOK, da Birra Amiata la nuova DAMPFBIER

10 Lug 2015

Mi piace iniziare queta storia con la famosa frase: c’era una volta. Infatti, c’era una volta in Baviera un periodo in cui la gente beveva le famose Weizenbier al frumento, ma cominciava anche ad apprezzare le nuove birre a bassa fermentazione provenienti da Pilsen. La Baviera è sempre stata un potente motore dell’economia tedesca, ma la Baviera non è tutta uguale. La nostra storia si svolge proprio dove c’è la foresta bavarese, al confine con la Repubblica Ceca. In questa parte della Baviera c’era una grande voglia di birra, sia Weizen che Pilsner. Ma purtroppo le condizioni economiche di quest’angolo di Germania erano ben peggiori della media bavarese. Non si poteva fare una birra a bassa fermentazione perché il controllo delle basse temperature era molto costoso, se non addirittura proibitivo per questi birrifici della Germania. Anche l’impiego del luppolo era misero in quanto non c’era l’abbondanza dell’Hallertauer, ma solo qualche luppoleto casalingo. Il frumento poi costava un 40% in più dell’orzo e quindi i mastri birrai della foresta bavarese, decisero di provare a fare una birra ad alta fermentazione, che fermentasse bene e desse un sapore fresco e piacevole. Si orientarono quindi verso la Weizen bier, ed a causa dell’elevato costo del frumento, decisero di sostituirlo con l’orzo e di luppolare in modo parsimonioso. Nacque così lo stile Dampfbier che quindi è quello di una Ale fermentata da lieviti del frumento, con un’aggiunta di malti caramellati per dare maggiore corpo e sapore. Nonostante l’impiego di lieviti da birra al frumento provenienti dalla sovrabbondante produzione bavarese, a causa del diverso profilo di sostanze fermentescibili, normalmente il sentore di banana (acetato di isoamile) è meno evidente rispetto alla cugina weizen, mentre resta importante il profilo fenolico e di chiodo di garofano (4-vinyl guaiacolo). Ai tempi in cui la birra veniva fatta fermentare in grandi tini di legno, la fermentazione si svolgeva in 3-4 giorni con una notevole produzione di anidride carbonica, che faceva assomigliare la fermentazione ad una produzione naturale o artificiale di vapore e per questo lo stile fu coniato utilizzando il prefisso “dampf” che in tedesco significa appunto vapore. La connessione con le steam beer californiane è che durante la “gold rush” dell’ovest, furono nella maggior parte i tedeschi a produrre birra ad alta fermentazione con successiva lagerizzazione, visto che non c’erano nè gli impianti frigoriferi necessari a fare una bassa fermentazione e non c’era neppure la possibilità di far arrivare da est dei lieviti lager, e quindi venne riadattata la tecnologia e l’esperienza delle “dampfbier” per produrre le “steambeer”.

Birra Amiata prosegue il suo cammino di ricerca e produzione di stili di birra estinti o poco frequentati, iniziato con la Marsilia, la prima Gose prodotta in Italia e proseguito con la “Polska”, la prima Gratzer/Grodzinski prodotta in Italia, la Lura, il primo Sathi italiano ed adesso la Dampflok (significa treno a vapore).

Siamo molto curiosi di assaggiare la birra finita e soprattutto di capire l’interesse che questo stile può suscitare nel pubblico degli appassionati.

Birra Amiata partner di Birragustando (Montenero d’Orcia)

18 Giu 2015

Birragustando è una realtà in evoluzione ed espansione e si sta sempre di più caratterizzando, dopo il Villaggio della Birra, come la fiera della birra artigianale italiana per i tanti toscani ed i turisti che in questo periodo affollano l’Amiata. Il motivo di tanto successo è la passione che Paolo Rabazzi e Mary Vegni, assieme a tutti gli appassionati locali, che sarebbero troppi da nominare, infondono in questa manifestazione. Come da alcuni anni a questa parte, non ci sarà lo stand di Birra Amaita, ma vista la vicinanza, sarà possibile organizzare visite guidate al birrificio, laboratori e degustazioni. Da non trascurare il premio del concorso homebrewers, che sarà una cotta a 4 mani presso il birrificio di Arcifdosso. Un appuntamento dunque da non perdere

La bira te fascia a Campitello di Fassa (TN)

18 Giu 2015

Per il secondo anno consecutivo, lo staff di Birra Amiata sarà a Campitello di Fassa a spinare le proprie birre per i tanti amici locali e per i numerosi villeggianti. Tra l’altro da quest’anno abbinamento birrificio - rifugio in cui si potranno bere le birre in bottiglia da sole o abbinate ai cibi del rifugio.

Finalmente! Aperto lo store online

18 Giu 2015

Finalmente Birra Amiata ha un proprio store online, dal quale poter acquistare le birre direttamente alla fonte. Per adesso siamo presenti con le birre a più alta rotazione, ma a breve inseriremo chicche ed offerte speciali. Quindi di tanto in tanto, buttate un occhio.
Per il momento le spese di spedizione sono a carico di Birra Amiata. Pagherete solo la spesa di confezionamento, che più bottiglie acquistate e più si diluirà come spesa. Sarà possibile acquistare direttamente anche dalla pagina FaceBook, ma poiché il famoso SN non permette alle applicazioni di terzi di funzionare sui dispositivi mobili, potrete accedere allo store su FB solo dal Pc, mentre la pagina store.birra-amiata.it è visitabile anche da smartphone e tablet e si può tranquillamente completare l’acquisto da questi terminali mobili.

Ad Olbia…c’è Fermento!

08 Giu 2015

Un ringraziamento agli amici di Fermento Sardo per averci invitato a questa bella manifestazione, in concomitanza della chiusura del Rally di Sardegna. Per tutti gli amici sardi, veniteci a trovare

Bastarda Rossa Day 2015

31 Ott 2014

Il Bastarda Rossa Day è la giornata nazionale della birra di castagne prodotta da Birra Amiata ad Arcidosso (GR).
E’ un modo per far conoscere i prodotti della montagna, infatti non ci sarà solo la birra, ma anche castagnaccio e castagne cotte (arrostite o bollite a seconda delle scelte del locale).
Per la seconda edizione la formula verrà rivista e migliorata. Tutti i pub e locali che sono interessati possono iscriversi scrivendoci a .(JavaScript must be enabled to view this email address)

Gustatus 2014

30 Ott 2014

Da giovedì 30 fino al 2 di Novembre Birra Amiata sarà presente con un proprio stand ad una delle più importanti fiere della provincia di Grosseto: Gustatus. Ormai sono 6 anni che siamo presenti, ma comunque l’entusiasmo è sempre quello della prima volta. Presso il nostro stand si arrostiscono anche le castagne, quindi per chi volesse degustare l’abbinamento birra - castagna, il momento è quello giusto. Vi aspettiamo anche per la consueta vendita di bottiglie

Salone del Gusto a Torino

23 Ott 2014

All’interno dello stand dell’Associazione per la valorizzazione della castagna IGP del Monte Amiata (Padiglione 2 stand E32) avrete la possibilità di assaggiare la nostra birra di castagne più famosa, la Bastarda Rossa, più altre birre a rotazione. Allo stesso tempo potete conoscere la storia e la situazione della castagna amiatina. Un frutto, una storia, una tradizione ancora viva

Helsinki Beerfest 2014

20 Ott 2014

Il Sahti all’italiana, presentato a Roma durante Eurhops, ma anche Marsilia, COntessa, Bastarda Rossa, Bastarda Nera e San Niccolò sono state presentate allo stand del distributore Finlandese ed in più l’amico e co sviluppatore della ricetta della Lura ha presentato l’azienda e lo stato del movimento italiano della birra artigianale agli appassionati finlandesi

Birra Amiata ad Eurhop

01 Ott 2014

Anche quest’anno saremo presenti al festival più attraente e più internazionale della scena romana, Eurhop.
Lineup cpn delle chicche:
- Lura che è stilisticamente un Sahti, l’antica birra finlandese, preparata in collaborazione con Olavi Mensio
- Marsilia
- Contessa
- Bastarda Rossa
- Vecchia Bastarda (nuova ricetta, non più passata in botti di vino, ma botte nuova di rovere)
- Bastarda Nera passata in botte
Vi attendiamo numerosi

La Marsilia: quando la giusta idea può rivitalizzare uno stile poco frequentato.

19 Mar 2013

Agli esordi, i birrai italiani, non condizionati dalla storia o dalla tradizione e quindi dall’obbligo di seguire pedissequamente certi stili, sono affascinati dall’idea di creare stili nuovi o varianti a stili esistenti. Questo è successo ovviamente anche a me, che all’inizio ho lavorato a diverse varianti di birre alle castagne, a birre affumicate alla torba, a combinazioni quali segale ed anice. Poi continuando a studiare ed approfondire la storia della birra nei vari paesi, ti rendi conto che c’erano degli stili molto interessanti, che hanno davvero rappresentato una pietra miliare nella storia della birra, ma che oggi non vengono più prodotti, oppure solo saltuariamente e magari solo negli USA. Ed allora ti viene la febbre dell’archeologo birrario e non vedi l’ora di avere tempo e fermentatori liberi per provare a realizzarlo, a riportarlo in vita e magari in auge. Senza toccare le vette di Sam Calagione che ha riproposto antichissime birre, o in Italia di Leonardo del Borgo che assieme a Sam ha realizzato l’etrusca, una birra che riflette le metodiche produttive e gli ingredienti degli antichi etruschi, anche noi abbiamo fatto la nostra parte. Molti di voi annuiranno, pensando alla Gratzer/Grodzinski, nome commerciale Polska o Polska light di cui si è già parlato nel post precedente. In realtà, prima di questa, avevamo riscoperto uno stile non del tutto dimenticato, ma prodotto in patria da una terna di birrifici ed in Italia, mai da nessuno a livello commerciale: la Gose. L’alfiere di questo stile in Italia è stato ed è ancora oggi Nino dello Sherwood pub di Nicorvo, al secolo Antonio Maiorano, che da anni caparbiamente riserva una spina a questo stile di birra, prodotto a Lipsia dalla Gosebrauerei Bayerischer Bahnhof e che quindi ha svolto un lavoro veramente encomiabile nella conoscenza di questo stile ad appassionati e birrai italiani. Per chi non avesse mai sentito Nino raccontare la storia della Gose, magari davanti ad una delle tipiche bottiglie a collo alto, farò una divagazione e vi racconterò la storia di questo stile.
Una fermentazione naturale mista di lieviti ad “alta” e di lattobacilli dava origine circa 1.000 anni or sono, ad uno stile peculiare, che proprio per questo è riuscito a sopravvivere, dopo la riunificazione della Germania, al Reinheitsgebot (editto di purezza) dal quale ha ricevuto una deroga, in modo che non ne fosse cancellata per sempre la storia e la possibilità di produrlo proprio nella sua patria di origine. Tale stile viene chiamato Gose proprio dal fiume Gose che attraversa la città di Goslar, nella bassa Sassonia, che nel medioevo era una città ricca e famosa, grazie alla preziosa presenza di miniere di argento, rame, piombo e zinco, ma anche, e questo per noi è più interessante, di salgemma. Infatti, a rendere davvero unica questa birra, nel panorama brassicolo locale erano la geografia, ossia il fiume che, incontrando lungo il suo corso qualche strato di salgemma, assorbiva, con delicatezza ed armonia, una componente salina, che conferiva alla birra una sapidità delicata. Anche la natura, ovvero il microcosmo di lieviti e batteri lattici presenti nell’aria, grazie alla fermentazione lattica, dava il suo contributo a questa particolare birra ed in ultimo non poteva mancare il tocco del birraio, che grazie all’impiego di coriandolo, contribuiva a conferire un sapore peculiare a questo stile. Tra l’altro era proprio la mano del birraio, con l’aggiunta del coriandolo, la violazione dell’editto di purezza.
Pian piano, questa birra differente dalle altre ed anche molto dissetante e “sgrassante” grazie all’acidità presente, ma non invasiva, si conquistò sempre maggiore popolarità in Sassonia. Con la progressiva chiusura, nel tardo medioevo, delle miniere di Goslar, iniziò il declino della città, dove sempre meno birra veniva prodotta. Ma, nonostante ciò, la popolarità della birra nella regione rimase immutata e la produzione si spostò verso la capitale della Sassonia, la vicina Lipsia. Dai documenti esistenti si conosce come la prima licenza di produrre la Gose a Lipsia venisse rilasciata ad un oste, un tal Giesecke nel 1738, ma già alla fine dell’800 erano già 80 tra produttori e licenziatari a Lipsia e dintorni, mentre nel 1826 il consiglio comunale di Goslar aboliva del tutto lo stile Gose dalla città. Mancando a Lipsia l’acqua del fiume Gose, fu necessario aggiungere del sale in produzione, e questa era la seconda violazione dell’editto sulla purezza della birra, che a quei tempi però era legge solo in Baviera e non era ancora stato esteso come obbligo ai vari lander tedeschi. Lo stile rimase popolare intorno Lipsia, fino all’inizio della seconda guerra mondiale, tanto che ogni tedesco aveva perso il ricordo che tale birra fosse nata anticamente nella città di Goslar. Tutti sapevano che la birra Gose era la birra tipica di Lipsia, tanto da chiamarla “Leipziger Gose”. Con la distruzione totale della città di Lipsia e delle cittadine limitrofe, vennero rase al suolo anche le birrerie e tutte le “facility” utilizzate dalle birrerie stesse. Con la divisione della Germania, Lipsia si ritrovò nell’anticamera della repubblica sovietica, in cui vigeva la teoria dell’economia pianificata alle necessità e per questo non c’era posto, nella debole economia, per il recupero di un antico stile birrario, ma si decise anzi di boicottarlo, in quanto orzo e frumento prodotti in Germania dell’Est servivano più per sanare delle carenze alimentari originatesi in aree dove c’era stata una spinta collettivizzazione industriale e dove pertanto si era perso il know how nell’agricoltura e la stessa produzione agricola. Dopo 1.000 anni di storia, veniva prodotta nel 1950, l’ultima cotta di Gose a Lipsia. Dobbiamo attendere fino al 1989, anno della caduta del muro di Berlino, per assistere ad una vera e propria Gose - reinassance, con molte birrerie, piccole o medio-grandi, che tornavano nuovamente a produrre tale stile di birra. Questo grande fermento brassicolo, protrattosi fino al momento della riunificazione tedesca, rischiò di essere solo un inutile fuoco di paglia. Infatti, sembrava che che la Gose dovesse morire nuovamente e stavolta per sempre, a causa dell’editto di purezza, ma come raccontato in precedenza, una deroga ha consentito l’esistenza in vita di questo stile nella Germania moderna.

Gennaro ed io assaggiammo da Nino la Gose in un periodo in cui stavamo mettendo a punto un nuovo progetto, quello delle Birre del Buttero. Infatti mentre le birre di Amiata erano nate per passione irrazionale e per esercizio di stile, con il Buttero si voleva intensificare il legame tra birra e cibo: una birra, uno o più abbinamenti culinari. Avevamo già messo a punto la birra da abbinare alla carne (la Maremmamara, con erbe amaricanti) e quella con i formaggi (Macchiaiola, al miele di macchia). Eravamo indecisi se immettere o meno in questa linea una nuova birra di frumento e castagne (la Marronbona), ma per l’abbinamento con il pesce, brancolavamo letteralmente nel buio. L’assaggio fu una rivelazione: sapidità, acidità. Tutto corrispondeva e poteva abbinarsi ad antipasti di pesce o a pesce crudo. Ci voleva un po’ più di profumo di mare e così decisi di sostituire il sale di salgemma, con il sale grezzo di salina. Purtroppo non riuscimmo a reperire nè il sale delle antiche saline tra Talamone ed Albinia e neppure il sale delle saline di Tarquinia. Un peccato, perché essendo un programma birrario dedicato alla Maremma, di cui il buttero è sempre stato un “cavaliere” indiscusso, avremmo avuto gran piacere nel poter utilizzare ancora un ingrediente locale. Optammo alla fine per una salina grezza e biologica della provincia di Trapani, ma decidemmo comunque di dedicare il nome ad una donna affascinante, Margherita Marsili, la cui storia/leggenda è meglio nota come quella della Bella Marsilia. Costei transitava spesso, fino al momento del rapimento da parte dei feroci saraceni, dinanzi alle saline di Albinia, alla foce del fiume Albegna, dove erano state erette dai senesi le fortificazioni denominate “Forte del sale”. Per questo nell’etichetta della linea del Buttero, compare una parte di paesaggio sotto Talamone, abbastanza vicino alla Torre della Marsilia.
Quella riportata in questo blog è invece un anticipazione e ritrae la bella Marsilia al momento del rapimento da parte dei corsari saraceni. Verrà impiegata nel mercato americano, dove non comparirà la linea del Buttero, ma solo la linea Amiata.
Da quest’idea di cimentarsi con uno stile oggi inconsueto, di credere in un abbinamento con il pesce e le crudità di mare, la Marsilia ha iniziato ad essere apprezzata a Roma, dove in alcuni locali può essere trovata alla spina, ma anche in zone d’Italia, dove magari non te lo aspetti, come Greve in Chianti, Melzo, Milano, Brescia, Como. Da qui poi il cammino di questa birra si è allungato, fino ad arrivare in fusti negli Stati Uniti, in bottiglie in Canada (British Columbia ed Alberta), in Belgio al Moeder Lambic e forse (trattativa delle ultime ore) in Perù.
Siamo così partiti dalla passione per uno stile quasi dimenticato, gli abbiamo trovato una nuova collocazione come abbinamento, ci abbiamo creduto ed adesso assistiamo, un po’ increduli, al viaggio di questa birra nelle grandi e piccole mete birrarie mondiali. Quella che all’inizio era la birra da una/due cotte all’anno, oggi è una birra da una cotta al mese e si affianca in termini di volumi, a birre come la Contessa e la Bastarda Rossa, che sono le nostre birre più vendute.

12 Aprile 2013 all’Elfo Pub a Perugia

18 Mar 2013

24 Aprile Birra Amiata contro Croce di Malto al Birrifugio (ROMA)

18 Mar 2013

27-28 Aprile Il senso della Birra a Viareggio (LU)

18 Mar 2013

10-12 Maggio Italia Beer Festival a Roma

18 Mar 2013

La Contessa argento 2013

18 Mar 2013

La Contessa seconda classificata a Birra dell’Anno 2013 nella categoria “Double IPA”

18 Mar 2013

La Contessa, la birra chiara doppio malto vince la medaglia d’argento come Birra dell’Anno 2013 nella categoria “Double IPA”.

Galatea Spirits AB

05 Set 2012

12125 STOCKHOLM - GLOBEN
SVEZIA

 

Vanberg & DeWulf

05 Set 2012

Vanberg & DeWulf

“The Experts in Belgian Beer Since 1982”
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10 nomi in 10 birre storia dell’Amiata in etichetta

05 Set 2012

Archeologia birraria

03 Set 2012

La passione, la curiosità e la voglia di cimentarsi in nuovi progetti ci spingono a trovare il tempo e le energie, non solo fisiche, per creare nuove birre, in modo da far assaggiare agli appassionati qualcosa di nuovo… o di antico.

Giuseppe Verdi diceva in una sua lettera a Francesco Florimo: <

> e così talvolta facciamo noi, per cercare di fare cultura birraria e di suscitare interesse e curiosità nn solo dei tanti appassionati, ma anche specialmente presso i non appassionati, in modo che cerchino di assaggiare prima o poi le birre artigianali e si rendano conto delle differenze rispetto all’industriale.

La Marsilia nel 2011 è stato un primo tentativo per far conoscere ad amici e clienti uno stile di birra meno conosciuto, la Gose, di cui il buon Antonio Maiorano (al secolo Nino dello Sherwood di Nicorvo) è sempre stato un antesignano ed un dispensatore, avendo spesso tra le sue spine questo stile brassicolo. Io la avevo assaggiata da lui alcune volte e mi aveva affascinato e per questo avevo deciso di riprodurla, accettando la sfida di alcuni amici chef, di creare per il progetto “Birra del Buttero” una birra da abbinare agli antipasti di pesce ed alle crudità di mare. Il successo è stato tale che questa birra è costantemente in produzione.

Nella crociera “un mare di birra” del 2011, Gennaro partecipò assieme alla compagna Sofia, ormai prossima al lieto evento e qui si rese conto che nello stesso periodo sarebbero nati il primo figlio di Ryan Witter-Merithew di Fanø Bryghus nonché la prima figlia di Mike Murphy di Lervig. Venne quindi l’idea di fare una birra celebrativa della triplice nascita. Purtroppo i vari impegni dei tre birrai non consentirono di trovare una data utile e si concretizzò solamente una collaborazione molto interessante con Mike Murphy, prima del grande gelo, per la produzione della Rye’ccomi. Con l’approssimarsi del primo genetliaco (compleanno) di Matteo (il figlio di Gennaro ndr) che ha la doppia cittadinanza italiana e polacca, tornò l’idea di produrre una birra celebrativa, che si rifacesse alla tradizione polacca e così sfogliando libri ed articoli trovai uno stile praticamente estinto, brassato solo saltuariamente da qualche vivace birrificio americano in aree in qui abbondano emigranti polacchi: la Grätzer/Grodziskie.

Alcuni cenni di storia dello stile:
Grätzer è il nome tedesco e deriva dalla città di Grätz, nella parte occidentale della Prussia. Dopo la prima guerra mondiale la Prussia occidentale divenne Polonia, ed infatti oggi questa stessa città è conosciuta come Grodzisk, e si colloca nella provincia di Wielkopolski nella Polonia occidentale. Pertanto, questo stile di birra di grano affumicato è conosciuto come Grodziskie (Grodzisz) in polacco.

La storia della birra nella Prussia occidentale è piuttosto antica e radicata. Per esempio, durante il 15 ° secolo nella città portuale di Danzica sul Mar Baltico, l’uscita della città di birra era ca. 25 milioni di litri. Infatti nel corso dell’anno 1416, erano in funzione 378 fabbriche di birra (Unger 2004:121). Il distretto Posnan di Polonia occidentale, luogo in cui si trova Grodzisz e dove è nato questo particolare stile, ha anch’esso una profonda tradizione birraria. Nel 1890 Poznań (Posen) aveva 158 fabbriche di birra, 101 delle quali producevano questo particolare stile di birra per un totale di 177.038 hl. Le altre 57 fabbriche producevano birra lager per un quantitativo di 307.800 hl. Di conseguenza, la produzione di Grätzer/Grodziskie rappresentava il 37% della produzione totale di Posnan, rispetto al 63% della produzione di lager (Zeitschrift für das gesammte Brauwesen 1894, p.23).
Solo nella città di Grodzisk (Grätz), c’erano cinque fabbriche di birra in funzione nel 1900. Qui venivano prodotti diversi stili di birra, ma ovviamente il predominante era quello della birra affumicata di grano, la Grätzer/Grodziskie. Purtroppo, nel 1994, la grande fabbrica di birra Grodziskie fu acquistata dalla rivale Leech Brewery (gruppo Heineken) ed in accordo con la sciagurata strategia della multinazionale olandese, fu chiusa, così si concluse la produzione commerciale di questo stile di birra in Polonia.

Di questo stile hanno scritto Stan Hieronymus, autore di “Brewing With Wheat” nonché l’entusiasta Ron Pattinson:

“Grätzer Bier, a rough, bitter beer, brewed from 100% wheat malt with an intense smoke and hop flavour. The green malt undergoes smoking during virtually the whole drying process, is highly dried and has a strong aroma in addition to the smoked flavour. An infusion mash is employed. Hopping rate: for 1 Zentner (100 kg) of malt, 3 kg hops. Gravity just 7º [Plato]. Fermentation is carried out in tuns at a temperature of 15 to 20º C.”

La Grätzer/Grodziskie è prodotta integralmente da malto di frumento affumicato con legno di quercia. Si tratta di una birra molto beverina dove l’affumicato è in competizione con una generosa luppolatura.

Durante una visita alla malteria Weyermann a Bamberga, l’amico Andreas mi parlò della produzione di un lotto di malto di frumento affumicato su quercia. La materia prima esisteva ed era di assoluta qualità! Pertanto in previsione di questa birra, prenotai immediatamente da Uberti il quantitativo necessario.

La birra doveva essere pronta per l’estate, ma poi tra le mille cose da fare, siamo riusciti ad andare in produzione agli inizi di Agosto, ben oltre il primo compleanno di Matteo.
Alcune notazioni tecniche:

Questo stile di birra ha due varianti. Prima del 1881 la birra era prodotta con un grado plato di 13, per avere una percentuale alcolica di 5 gradi. Successivamente, per un aumento delle tasse sulla birra e sul frumento, le locali birrerie decisero di scendere ad un plato di 9, arrivando ad una gradazione di 3-3,5 gradi. Abbiamo preferito produrre questa birra con la vecchia ricetta di 13 gradi plato.

Immagino che chi abbia prodotto o ancora produca birra per passione o per lavoro si chiederà: come è possibile filtrare una birra con il 100% di frumento? La risposta è semplice e comunque necessita di un ringraziamento particolare agli amici di Croce di Malto. Infatti Federico e Alessio ci hanno aiutato e fatto pervenire a tempi di record il quantitativo necessario di pula (da noi chiamata lolla) di riso, che è stata indispensabile per una buona filtrazione. Era l’aspetto che più mi preoccupava ed invece è andato abbastanza liscio.
Ho impiegato per la luppolatura uno dei mie preferiti luppoli tedeschi, il Tettnanger e siamo arrivati a 50 IBU più il dry-hopping. Quindi un amaro intenso, che però si stempera bene con l’affumicato originario del frumento, dove comunque l’affumicatura su quercia da una nota più delicata di quella tradizionale di faggio delle “rauch” della Franconia.

Come lievito ho impiegato il German Ale a temperature piuttosto basse per un’alta fermentazione, ossia tra i 17 ed i 18°C.
Il nome è stato ampiamente dibattuto. All’inizio io e Gennaro cercavamo qualche personaggio storico che avesse avuto un ruolo storico sia in Italia che in Polonia e ci eravamo accostati ai nomi di Bona Sforza, sposa del re polacco Sigismondo il Vecchio, la quale portò con sé alla corte di Cracovia numerosi artisti dall’Italia ed ebbe un’influenza profonda sul modo di vivere della società polacca. Però dare ad una birra il nome Bona ci sembrava presuntuoso. Altra possibilità era Mickiewicz poeta e scrittore Polacco dell’800, ha combattuto in Italia a fianco dei patrioti per la causa italiana ed inoltre ha tradotto in Polacco le opere di Petrarca e Dante Alighieri. Ma anche qui il nome diventava difficile da scrivere e pronunciare. Anche il Macchiavelli aveva avuto notevole successo in Polonia, come del resto lo stesso Copernico, nato a Torun, poi aveva studiato tra Bologna e Padova ed aveva soggiornato lungamente a Roma. Non ce la siamo sentita di associare una nostra umile birra a nomi di cotanta grandezza per cui poi abbiamo cambiato strada. E’ una birra celebrativa? Quindi festa e danze. Qual è il ballo più diffuso in questi territori? La Polska, diffusa nel centro Europa ed in Polonia, sia nel folclore e nella tradizione contadina che nelle bellissime Polke di Chopin. Quindi un nome festaiolo, semplice, come deve essere per una birra dissetante, spumeggiante, da bere d’un fiato in una giornata di caldo torrido.

Il risultato a mio avviso merita l’assaggio. Quindi per chiunque desideri provare, occasione più unica che rara, la “Polska” ossia la Grätzer/Grodziskie di Birra Amiata, l’anteprima è fissata al Villaggio della Birra. E’ vero che lì ci saranno tantissime birre belghe ed italiane da provare assolutamente, ma come non approfittarne!

Partecipate numerosi al Villaggio perché dunque ci saranno novità, conferme e spero poche delusioni. Noi oltre alla Contessa ed alla Ryeccomi presenteremo la nuova ricetta di Bastarda Rossa, più beverina e come accennato precedentemente, la Polska. Preparatevi e non ritornate a casa fin quando il test alcolemico non rientrerà nella norma.

Ecco le birrerie che secondo Beer Advocate producono o hanno prodotto negli USA almeno una volta questo stile di birra

Grätzer
Burnside Brewing Co. | Portland, Oregon

Gratzer
Draught House Pub & Brewery | Austin, Texas

Grätzer
Westbrook Brewing Co. | Mt. Pleasant, South Carolina

Grätzer
Vintage Brewing Company | Madison, Wisconsin

Gratzer Bier
Deschutes Brewery | Bend, Oregon

Grätzer
Choc Beer Co. / Pete’s Place | Krebs, Oklahoma

8-9 Settembre: Villaggio della Birra a Bibbiano (Buonconvento – SI)

03 Set 2012

6-7 Ottobre: Streetfood Arezzo

03 Set 2012

2°-3° e 4° weekend di Ottobre: Festa della Castagna ad Arcidosso (GR)

03 Set 2012

25 – 29 Ottobre: Salone del Gusto a Torino

03 Set 2012

Degustazioni a Giugno, il 7 a Prato ed il 12 a Vicenza

06 Giu 2012

Regina di Saba

06 Giu 2012

Le nostre birre di punta sono ben descritte nel nostro sito ed anche nelle varie guide, in primis la guida Slow Food, ma a breve anche la guida regionale dell’Espresso, ne parliamo durante le degustazioni che teniamo in lungo ed in largo dello stivalone italico, per cui la naturale tentazione è sempre quella di parlare delle birre “one shoot”, o in dialetto romano “’na botta e via” che quindi difficilmente entreranno in produzione stabile. Da artigiano della birra e buon padre di famiglia quindi cerco di dare loro quella notorietà, nell’arco della breve vita, raccontandone un po’ le vicissitudini sul blog.

Da sempre ritengo che le birre inglesi, saporite, leggere, di facile beva, siano le birre del futuro, perché se ne può bere un po’ di più senza preoccuparsi e comunque non senti in bocca qualcosa di leggero ed a volte impalpabile, ma dei sapori decisi di malto, di toffee, di tostatura. 

Quindi ancora un esperimento inglese, dopo la bitter denominata “Orange Hops” di cui vi ho già raccontato, adesso una rivisitazione “modaiola” di una brown ales, tanto per la curiosità dell’appassionato e per dirla parafrasando Iannacci, tanto per vedere “l’effetto che fa”!

La lavorazione è stata piuttosto semplice, grazie alla scelta dei malti inglesi distribuiti in Italia da Bruno Carilli. All’inizio l’idea era quella di produrre ne più né meno una semplice brown ales, proprio perché da sempre le birre più semplici sono le sfide più difficili. Poi però la vis sperimentale ha preso il sopravvento. La voglia di salire di grado alcolico, quasi raddoppiando quanto riportato dallo stile e poi, pur peccando di lesa maestà ai luppoli inglesi del Kent, l’associazione con il floreale agrumato dei luppoli americani, tanto per gustare un tandem interessante costituito dalla fusione di un gusto maltato e tostato, con quello tipico dei luppoli americani ormai ben noti quali cascade, chinook, summit.

Dai primi riscontri al Chestnut o in qualche altro test la birra è stata apprezzata sia dagli amanti delle birre scure tipo stout o porter, ma anche dagli amanti delle birre rosse. Solo qualche purista delle birre inglesi ha giudicato l’eserimento azzardato per il troppo tenore alcolico e per i luppoli poco inglesi.

Sicuramente una birra da assaggiare, alla spina o in bottiglia fin quando la produzione, limitata ovviamente, sarà disponibile.

Per il nome tutto si incentra sul termine S.A.B.A. che parte dalla radice B. A. di Brown Ale, con i suffissi Strong ad indicare la gradazione e American per la provenienza dei luppoli impiegati.

La grafica di questa linea di birre “one shoot” identificate dal marchio Amiata Lab, è curata dagli stessi artisti che hanno realizzato la Pumpkin Fair e la Orange Hops, come si può vedere dal personaggio che ricorre nelle tre etichette.

Un brindisi alla Regina!

8-10 Giugno celebrazione rievocativa in costume ad Ardenza (LI)

06 Giu 2012

1-3 Giugno Italian Beer Festival al Moeder Lambic a Brussels

06 Giu 2012

23-24 Giugno in Fermento Festival a Fivizzano

06 Giu 2012

30 Giugno - 1 Luglio Festival della bistecca fiorentina a Parma

06 Giu 2012

Birrificio Congelato

08 Mar 2012

Per un birrificio come il nostro, i momenti più difficili, anche da un punto di vista economico, sono quelli invernali, tipo dicembre - gennaio – febbraio, in cui i consumi si riducono notevolmente, i pagamenti slittano, ma i leasing, le Ri.Ba, gli affitti e gli stipendi vanno comunque pagati.

Quest’anno sembrava che l’attività di export negli USA ci avesse portato maggiore serenità e solidità, quando invece il cosiddetto “generale inverno” proprio nei giorni della merla, quelli più freddi, ci ha messo lo zampino, o forse è meglio dire è entrato in scivolata a gamba tesa.

Infatti la sera del 31 gennaio è cominciato a nevicare forte, è arrivata l’ondata di gelo siberiano che ha portato le temperature fino a punte di -20°C, ma con medie notturne anche tra i -18 ed i -15°C. La sfortuna ha voluto che quella sera non ci fosse nessuno al birrificio e poi, abitando ancora più in alto, alla località La Zancona, avessimo problemi a raggiungere il birrificio nelle ore immediatamente successive alla nevicata, non avendo quindi modo di accendere delle stufe e scaldare quanto si poteva. Non eravamo attrezzati, benché i tubi fossero coibentati. Gli inverni precedenti avevamo avuto qualche notte a -5 o al massimo -8°C e non eravamo preparati ad un gelo così intenso e che si è protratto così a lungo.

Tutto quello che si poteva gelare si è gelato, dall’impianto del vapore, le costose valvole e manometri, addolcitore, filtro a carboni attivi, saracinesche, tubi, pompe, manicotti, perfino i tubi dell’acqua nel muro del capannone ed i contatori dell’acquedotto del Fiora.
Per tutto Febbraio le temperature sono state tali da non consentirci neppure di scongelare le tubazioni, dalla fine del mese abbiamo iniziato a valutare i danni, a chiamare i centri di assistenza, ad ordinare i pezzi di ricambio.

I conti sono pesanti, tra i pezzi e le ore per le riparazioni, diverse migliaia di euro che peseranno come macigni sull’esercizio commerciale 2012, quando invece, per gli ordini avuti e le novità presentate, poteva essere un anno ricco di soddisfazioni. Purtroppo gli ordini sono ancora sulla carta, si è perso del tempo prezioso, ma in ogni modo si ricomincerà presto a lavorare con passione, entusiasmo, voglia di fare e farsi conoscere, perché il cuore palpita sempre vicino ai fermentatori.

Ci scusiamo quindi con tutti i clienti e sostenitori se ci sarà qualche giorno di ritardo sugli approvvigionamenti o se qualche birra non sarà subito disponibile. Ovvieremo a questi problemi con la serietà e dedizione che ci contraddistinguono, ma anche con la voglia di fare e le novità che comunque, nonostante tutto, stiamo portando e porteremo all’attenzione del nostro pubblico.

Tripla Bastarda

02 Gen 2012

Tra le birre di castagne che abbiamo in produzione (sono 5) la meno conosciuta, ma anche la più laboriosa è la Tripla Bastarda. Mentre le differenze tra bastarda rossa e bastarda doppia sta nella diversa concentrazione di castagne secche (20% nella Rossa, 40% nella doppia), nella tripla non abbiamo il 60% di castagne, ma lo spunto è dalla ricetta. Una base chiara, ad alta gradazione, corposa e con una base zuccherina aggiunta che vagamente ricorda una tripel. Il lievito è tipico dello stile birrario, ma la grande differenza rispetto ad una vera e propria tripel sta nella luppolatura, molto più parca nel nostro caso per non nascondere la castagna, che qui viene lavorata diversamente. E proprio in questa lavorazione risiede il fatto che questa birra viene prodotta sola una volta all’anno.
Infatti questa tipologia di birra da noi ideata prevede l’impiego di castagne fresche, che vengono “castrate” poi cotte in padella in maniera vigorosa in modo che la buccia e la pellicina si separino il più possibile senza bruciarsi, infine vengono sbucciate, messe in frigo e subito prima di preparare la cotta, macinate.
Un lavoro certosino, affatto semplice, che mobilita diversi amici e familiari che si danno da fare per cuocere più di 100 Kg di castagne fresche che poi andranno sbucciate fino ad ottenere almeno 75 Kg di macinato. Di questa quantità, la maggior parte viene immessa assieme ai grani nel mash ed una piccola parte viene aggiunta in bollitura per conferire ulteriore sapore di castagna e di “bruciato”.
I risultati a detta di chi ama questo tipo di birra sono estremamente interessanti, tanto che l’intera produzione è venduta in un sol colpo e ci restano delle bottiglie da bere con gli amici o da inviare a qualche concorso. Anche per questo motivo questa birra non è presente nel catalogo e nel nostro sito web.
Questo non vuol dire che non amiamo questa birra. E’ solo che è talmente massacrante la lavorazione che non è fisicamente possibile fare più di una – due cotte all’anno.
La novità di quest’anno è la preparazione anche di fusti, che sono in presentazione in questi giorni alla spina in anteprima nazionale al BQ di Milano.
Ci auguriamo che gli appassionati si rechino ad assaggiare questa “rarità” di Amiata, spinata come si deve e presentata da personale esperto e trascorrano una piacevole serata, magari abbinandola ai numerosi piatti ideati dalla cucina del BQ. Per chi ha voglia di scriverci e descriverci la propria esperienza, la nostra mail è sempre .(JavaScript must be enabled to view this email address)
Dimenticavo…. Un brindisi per augurarci buon 2012!

Birra di Natale

16 Dic 2011

Il sito italiasquisita.net parla della nostra birra di Natale San Niccolò


Leggi l’articolo

Orange Hops

12 Dic 2011

La corsa al sensazionalismo, all’ultimo clone di luppolo, per poter produrre una birra all’avanguardia, spesso ci fa perdere di vista “i fondamentali” del mestiere, ossia l’approfondita conoscenza dei luppoli europei di più antica tradizione.

La Orange Hops in tal senso è un viaggio all’inverso, alla ricerca di caratteristiche poco conosciute o addirittura dimenticate. Siamo fieri della riuscita di questa birra, perché abbiamo ottenuto ciò che volevamo, una birra con uno spiccato profumo di arancia candita, senza aggiungere spezie, ma solamente luppolo. Certamente dei miglioramenti sono ancora possibili. Sarebbe piacevole un corpo con una tessitura più setosa ed un naso più pronunciato. A parziale discolpa, faccio notare che per l’indisponibilità del nuovo raccolto e l’esaurimento delle vecchie scorte, non è stato possibile avere il luppolo in tempo per fare il dry hopping e dare un impronta olfattiva ancor più marcata.

L’idea di questa birra nasce dal fatto che tra tanti luppoli americani, con un profilo molto agrumato, avevamo forse dimenticato del bellissimo profumo emanato da alte dosi di East Kent Golding, non di arancia, ma di marmelade, termine in Inghilterra tradizionalmente utilizzato solo per una marmellata, quella di arance, mentre per le atre si utilizza il termine “jam”. Quindi, un profumo di buccia, di arancia candita, molto delicato e piacevole. L’East Kent Golding fa parte della famiglia inglese dei Golding, che venne coltivata da cloni selezionati già a partire dal 1790, con un profilo abbastanza equilibrato ed una quantità di alfa acidi tra 4 e 5,5 % a seconda della stagione.

Ho desiderato una birra con questo profumo predominante, così come il sapore, magari appoggiato da una buona dose di caramello e di malto. Per questo in via del tutto teorica ho scelto di produrre una “Biere de garde” rossa, ossia una birra da invecchiamento, da cantina, che nella tradizione francese era una delle ultime birre primaverili che dovevano poi accompagnare l’estate fino alla nuova stagione che solitamente ripartiva tra Ottobre e Novembre. Uno stile non amaro, con una buona presenza del malto e del caramellato. La luppolatura è stata fatta con alte dosi di EKG, senza l’impiego di altre varietà più amare o aromatiche. Anche se avevamo già stampato le etichette con lo stile, alla successiva degustazione ci siamo resi conto che la nota di amaro era più forte che in una tradizionale “bière de garde” e che il “warming” alcolico, nonostante i 6 gradi alcolici, non era presente. Quindi in definitiva abbiamo prodotto una buona “strong bitter”, non proprio esattamente lo stile voluto. Succede, quando si esegue la prima cotta.

Magari se ci sarà una nuova occasione, forse ritenteremo, anche se la quantità di luppolo necessaria per far avvertire il profumo di marmellata di arancia non è propriamente compatibile con lo stile.
Per il nome ci piaceva qualcosa che ricordasse l’arancio, tema centrale attorno al quale era stata costruita la birra, senza far credere che ci fossero arance o succo di arancia. Per questo abbiamo inserito anche la precisazione “Hops” ovvero luppolo all’arancia. Per l’etichetta, siamo rimasti sul filone della Pumpkin Fair, cercando degli effetti un po’ più psichedelici, da anni ’70.

Un esercizio di stile comunque positivo, in quanto facente parte della linea Amiata Lab è una birra “one shoot” che è stato salutato positivamente a Torino, a Livorno ed in altri locali in cui è stata presentata in anteprima.
Oltre ai fusti sono state realizzate anche un piccolo quantitativo di bottiglia da 75 cl a disposizione per coloro che vorranno ordinarle per il piacere di provare e di degustare questa nuova birra. Alla salute!

17 e 18 Dicembre A Montelupo Fiorentino con Street Food per il mercatino di Natale

12 Dic 2011

17 e 18 Dicembre Birra Amiata a Roma alla manifestazione “Birre sotto l’albero”

12 Dic 2011

Medaglia d’oro al Mondial de la biére a Strasburgo 2011

07 Nov 2011

Alcuni articoli sul Mondial de la biére a Strasburgo 2011 che parlano di Birra Amiata.

Online-News - leggi l'articolo, clicca qui
Val di Chiana Oggi - leggi l'articolo, clicca qui
Il mondo del gusto - leggi l'articolo, clicca qui
Tirreno Regionale - leggi l'articolo, clicca qui
ANSA - leggi l'articolo, clicca qui
Corriere della Maremma - leggi l'articolo, clicca qui
Il Tirreno cronaca di Grosseto - leggi l'articolo, clicca qui
Cronache di birra - leggi l'articolo, clicca qui
Mondobirra.org - leggi l'articolo, clicca qui
Fermento Birra - leggi l'articolo, clicca qui
Eccolatoscana - leggi l'articolo, clicca qui
Beverfood - leggi l'articolo, clicca qui
Maltogradimento - leggi l'articolo, clicca qui
Toscana News - leggi l'articolo, clicca qui

Alla Bastarda Rossa la medaglia d’oro al 3° Mondial de la Biére

07 Nov 2011

Alla Bastarda Rossa, la birra alle castagne del Birrificio Amiata viene assegnata da una giuria internazionale, la medaglia d’oro al 3° Mondial de la Biére tenutosi a Strasburgo ad Ottobre 2011

Birra Amiata all’IBF

07 Nov 2011

Beer Travel

07 Nov 2011

Birra Amiata: fund rising per la fondazione FILE

07 Nov 2011

Degustazione al Cubò di Costabissara

07 Nov 2011

Il progetto “Amiata Lab”

07 Nov 2011

Il progetto “Amiata Lab” nasce dalla voglia di sperimentare, senza però dover pasticciare con i marchi attualmente in forze, Amiata e Birra del Buttero, ma soprattutto da una domanda sempre più ricorrente da parte dei pub che riforniamo: “cos’hai di nuovo questo mese?”. Fortunatamente la clientela è composta da affezionati a certe tipologie di birre, ma anche da persone che vogliono sempre qualcosa di nuovo e di diverso da assaggiare. Ciò è estremamente divertente per chi produce la birra, in quanto consente ogni tanto di rituffarsi in un mondo fantastico, pieno di idee, sapori, vecchie storie, ricordi di birre degustate, chiacchere tra birrai a qualche fiera.

Facciamo diverse birre qui al birrificio, quindi non ci si annoia certo con la produzione standard. Cerchiamo costantemente di migliorare quel gesto, quella fase produttiva, quell’ingrediente specifico che ci consenta di fare una birra che piaccia sempre di più. Nonostante ciò pensare ad una novità è sempre una grande gioia. Qui la gioia addirittura è tripla se non…quadrupla. Infatti il progetto per la fine 2011 inizio 2012 dovrebbe prevedere tre birre ”one shoot” ed una collaboration beer”.

Una delle birre è già in vendita in fusti e bottiglie e si chiama Pumpkin Fair, la bionda alla zucca. E’ il secondo anno che produciamo una birra alla zucca. Lo scorso anno avevamo prodotto una birra di un giallo paglierino molto intenso, quasi color zucca, inserendo sia nel mash che in bollitura 5 Kg di zucca fatta a pezzi. La birra è piaciuta molto, buon corpo ed un po’ di dolce che i meno avvezzi scambiavano per il sapore dolciastro della zucca. Ovviamente non ero soddisfatto, e per quest’anno volevo cambiare ricetta, restava il fatto di come lavorare la zucca e quando aggiungerla.

Girando un po’ ho sentito i racconti più svariati, chi la aggiunge sottoforma di purea nel mash, chi in bollitura o chi addirittura al momento dell’imbottigliamento, chi aggiungeva invece della zucca il preparato per la “pumplin pie” una torta alla zucca ricca soprattutto di spezie ed aromi, chi anche faceva macerare la zucca in alcool etilico e poi la aggiungeva prima dell’imbottigliamento. Avendo avuto la fortuna di essere al GABF a Denver, ho avuto modo di assaggiare diverse birre alla zucca, ma devo confessare di essere rimasto male, in quanto bevevo solo birre terribilmente speziate e della zucca nessun sapore. Ho provato anche la famosa torta ed un gelato alla zucca, ma non ho trovato il sapore che cercavo. Sono rientrato appena in tempo per produrre la birra che sarebbe stata imbottigliata il 26 Ottobre, quindi veramente a ridosso della festa di Halloween. Alla fine abbiamo deciso di non usare spezie e di cercare di forzare le dosi di zucca, ossia 50 Kg di polpa di zucca. In pratica le zucche dell’orto di casa curato da Gennaro o dei vicini sono state sbucciate, private dei semi, messe in forno fino a quando le fette non diventavano molli ed infine schiacciate con lo schiacciapatate in modo da avere solo la polpa. Questo ammasso di zucca non è che fosse estremamente profumato, forse per via del passaggio in forno che aveva allontanato alcuni aromi. Abbiamo riempito dei sacchetti con tutta questa zucca e li abbiamo inseriti negli ultimi 40 minuti di bollitura.

La base era una birra chiara, leggera, luppolata, ma non amara, con un profilo estremamente dissetante, di quelle birre che non smetteresti mai di bere. Onestamente non è che ci sia un grande sapore di zucca, si percepisce appena, adesso che è fresca e prevedo che tra un paio di mesi sarà sparito anche questo cenno. Spero che per tale data la birra sia comunque esaurita, visto che si fa bere veramente volentieri, è difficile resistere, per fortuna è poco più di 4 gradi alcolici e non crea problemi. Nei locali dove è attaccata alla spina va molto bene, anche la schiuma è molto bella e gli avventori sono sempre felici quando c’è sul bicchiere una bella cupola di schiuma pannosa.

Per noi Settembre ed Ottobre sono mesi duri, per la preparazione delle fiere delle castagne, quindi ci siamo ritrovati all’ultimo momento a fare le etichette. Era tale la voglia di creare una linea di demarcazione netta tra queste birre e quelle di Amiata, che avevamo pensato io e Gennaro di chiamarla “Fear at Pumpkin Fair” ossia “paura alla fiera delle zucche” pensando ad una etichetta molto “pulp” con le zucche che prendevano vita durante la fiera e si pappavano gli agricoltori che le avevano coltivate. Ma avendo dato un solo giorno al povero Michele Guidarini, che doveva costruire dal nulla l’etichetta, poi abbiamo evitato spargimenti di sangue e scene da apocalisse e siamo andati con la bambolina che gioca con la zucca che tutti potete vedere.

Chi verrà all’IBF a Torino potrà assaggiare gli ultimi fusti di questa creazione autunnale ed anche i primi fusti di un’altra novità, una rossa particolare di cui vi racconterò a breve. Con Gennaro stiamo ancora definendo il nome e sabato si prepareranno fusti e bottiglie. Racconterò tutto su questa birra nella prossima edizione del blog.

CHESTNUT

25 Ott 2011

“CHESTNUT, si trova in Via della Madonna 49 ed è aperto tutte le sere eccetto il lunedì dall 19:30 alle 01:00.
Qui si possono degustare 5 differenti birre alla spina o acquistare direttamente le birre presenti in bottiglie.”

Tel. 0586 959391
email: .(JavaScript must be enabled to view this email address)
Facebook: chestnut_livorno

3° Mondial de la Biére

25 Ott 2011

Intervista su Arcidosso e sulle castagne IGP

18 Ott 2011

Spezzone di un'intervista durante le riprese di un documentario su Arcidosso e sulle castagne IGP, in cui si è voluto dare risalto anche alla birra alle castagne

Un ulteriore blog birrario: moda o necessità?

18 Ott 2011

Rinnovando drasticamente il nostro sito web, io e Gennaro abbiamo dovuto decidere se era veramente il caso di inserire al suo interno un blog.

Le polemiche del CAMRA sui blog birrari dei giorni scorsi non ci hanno condizionato, perché con poco tempo a disposizione per elaborare questi contenuti, l’ideazione del sito è avvenuta molti mesi fa.

E’ vero che in rete si trova tutto ed il contrario di tutto ed è difficile capire se quanto si legge è la verità o una mistificazione involontaria o manipolatoria.  Per questo esistono forme di informazione che sono più certificate di altre e per questo è addirittura nati progetti in cui dei revisori esperti si occupano di “certificare” che quanto viene scritto in certe pagine corrisponde a verità.

C’era, in questo bailamme, bisogno di un nuovo blog birrario? C’era spazio per un nuovo blog che si occupasse di birra? Io credo che ci sia sempre la libertà per tutti di fare tutto, di mettersi anche semplicemente in mostra e farsi vedere non come esperti, ma come semplici appassionatie supporters.

Ma con blog come quelli di Andrea Turco, Maurizio Maestrelli, Marco Pion, Agostino Arioli, Nicola Utzeri, Alberto Laschi, Lelio Bottero, Alessio Leone non c’è né spazio né bisogno di censire il movimento birraio nazionale ed internazionale.  Ma anche se ce ne fosse stata l’opportunità, chi siamo noi per occuparci di ciò? Siamo dei semplici produttori artigianali, abbiamo le nostre opinioni ed il nostro vissuto, ma l’autorevolezza è ben altra cosa!

Quando abbiamo avuto qualcosa da dire ci sono stati dei blog come “Cronache di birra” e “Birragenda”, tanto per citare gli ultimi che ci hanno dato spazio.
Quindi, per chiudere, non serviva un nuovo blog. Invece c’è, lo state leggendo! Perché dunque? Per migliorare il rating del sito? No, le ragioni di questa decisione sono essenzialmente due:

La prima trae origine dall’aver notato che sempre di più nelle degustazioni le domande che fioccano più frequentemente riguardano la storia del birrificio, la motivazione e la passione del birraio, il perché si è intrapresa una determinata avventura e perché si sono fatte determinate scelte. Anche nel mondo birrario sono usciti libri che hanno puntato l’occhio più sulla storia del birraio e del birrificio che sulle birre prodotte, ad ulteriore testimonianza che questi contenuti sono per una frazione del pubblico, di qualche interesse. Allora comunicare raccontando se stessi può essere un modo possibile per parlare agli altri e farsi conoscere, per creare un rapporto con i clienti attuali e potenziali o con appassionati.  Il tempo investito in questa comunicazione verrà ripagato dal fatto che delle persone, curiose o appassionate, visiteranno periodicamente la tua vetrina.

La seconda purtroppo è figlia della prima. Sappiamo cosa comunicare, cosa interessa alla gente, ma in che modo farlo in maniera sostenibile? Un piccolo produttore non ha il tempo per il fai-da-te il contenutista e non ci sono le risorse economiche per pagare dei contenutisti esterni per aggiornare costantemente e quindi rendere interessante ritornare su un determinato sito web. Se il pubblico cerca notizie, informazioni fresche, non puoi avere delle pagine il cui aggiornamento è stato fatto 18 mesi prima…

Le Newsletter sono più fredde perché vengono spedite come allegati ed i visitatori non possono inserire i loro commenti e comunque servono dei grafici e del tempo per selezionare le notizie. Quindi per tenere acceso nel tempo un filo di comunicazione tra chi produce e chi compera, la via più semplice ed economica, è creare anche un blog.

Non è comunque una cosa semplicissima, perché richiede tempo, applicazione e programmazione, in quanto non puoi scrivere sette articoli per sette giorni consecutivi e poi non postare nulla per il mese successivo. Un rapporto di comunicazione deve avere determinate regole, non ultima la periodicità.

Quindi ci siamo e parleremo di noi, delle nostre scelte, delle esperienze fatte, dei contatti che ci hanno arricchito, delle angherie che abbiamo subito, delle idee per le prossime birre o le future attrezzature, nel tentativo costante di divulgare i nostri sforzi per produrre birra di qualità, ma anche nel cercare di non venir trascinati nel gorgo dell’insolvenza finanziaria.

Questa è dunque per noi la direzione giusta nell’approcciare ad una comunicazione attiva per un piccolo produttore: parlare di ciò che conosce bene: se stesso e la propria azienda. Una voce che può interessare o meno al grande pubblico, ma su cui non si può essere facilmente smentiti.

Ci auguriamo che la novità sia di interesse almeno per i più affezionati e speriamo di ricevere commenti, positivi o negativi, comunque costruttivi.

Vino & Design srl

12 Ott 2011

Vino & Design srl
via del Chionso, 14
42100 Reggio Emilia (ITALY)
RI 10190/1999 di Reggio Emilia
tel. (+39)-0522-506284
fax. (+39)-0522-230364
cell/mobile (Dick): (+39)-335-54 80 941
direttore commerciale (Massimo) : 348-6622141
—-
email: .(JavaScript must be enabled to view this email address)
sito: www.vinoedesign.it

GARO di Simone Ascoli

11 Ott 2011

GARO di Simone Ascoli - cell. 349 – 3745108
e-mail: .(JavaScript must be enabled to view this email address)

Importatore di Birra Amiata negli Stati Uniti:
Vanberg & DeWulf
52 Pioneer St # 4
Cooperstown, NY 13326-1298, Stati Uniti
www.belgianexperts.com

Tour della Birra Contessa a Chicago

10 Ott 2011

Domus Birrae

09 Ott 2011

tel: (+39) 06.97997570
email: .(JavaScript must be enabled to view this email address)

Castagna in Festa 2011

09 Ott 2011

Birra Amiata alla 3a edizione del Mondial de la Biere a Strasburgo

08 Ott 2011

Birra Amiata a sostegno della Fondazione Italiana per la Leniterapia

07 Ott 2011

Birra Amiata al Sanremo è Birra

14 Lug 2011

Dal 21 al 25 Luglio: in compartecipazione con Real Beer e White Dog saremo presenti al Palafiori di Sanremo, per la prima edizione del festival “Sanremo è Birra”. Le degustazioni saranno tenute da Lorenzo Dabove (in arte Kuaska)

Birra Amiata sara’ presente al Festival delle Birre Artigianali di Montefiascone

14 Lug 2011

Il 15,16 ed il 17 Luglio: saremo presenti al Festival delle Birre Artigianali di Montefiascone

Birra Amiata partecipa a Birbiena

14 Lug 2011

Dall’8 al 10 Luglio Birra Amiata è presente a Birbiena con la ComunAle, la Bastarda Doppia e la Contessa.

L’angolo dei premi

07 Lug 2011

Video

07 Lug 2011

Week End dei Birrari

07 Lug 2011

Benvenuti

07 Lug 2011

La produzione artigianale della birra è la nostra passione.
Cerchiamo di migliorare costantemente la qualità delle nostre birre selezionando le materie prime migliori ed i processi fabbricativi più antichi e più idonei. Amiamo il nostro territorio e cerchiamo di divulgarne la conoscenza attraverso la promozione dei prodotti tipici (inserendoli nelle nostre produzioni, come le castagne IGP che utilizziamo per la Bstarda Rossa e le altre birre di questa tipologia), della storia e delle leggende, inserendole nei nomi delle birre (Drago della Selva, Contessa, Aldobrandesca). La nostra produzione si avvale di un acqua particolarmente pura e leggera come quella della sorgente del Fiora, avviene in un ambiente naturale e genuino, lontano dall’inquinamento e dalle industrie. Non microfiltriamo e non pastorizziamo le nostre birre, che sono vive in quanto mantengono inalterati i profumi ed i sapori di una birra autentica e genuina.

Week End dei Birrari

07 Lug 2011

Birra Amiata prodotta in Toscana

07 Lug 2011

Birra Amiata, birra viva

07 Lug 2011

Birra Amiata, birra di montagna

07 Lug 2011

La Contessa argento 2013

L’angolo dei premi

Video

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