DAMPFLOK, da Birra Amiata la nuova DAMPFBIER

Scritto il 10 Lug 2015

Mi piace iniziare queta storia con la famosa frase: c’era una volta. Infatti, c’era una volta in Baviera un periodo in cui la gente beveva le famose Weizenbier al frumento, ma cominciava anche ad apprezzare le nuove birre a bassa fermentazione provenienti da Pilsen. La Baviera è sempre stata un potente motore dell’economia tedesca, ma la Baviera non è tutta uguale. La nostra storia si svolge proprio dove c’è la foresta bavarese, al confine con la Repubblica Ceca. In questa parte della Baviera c’era una grande voglia di birra, sia Weizen che Pilsner. Ma purtroppo le condizioni economiche di quest’angolo di Germania erano ben peggiori della media bavarese. Non si poteva fare una birra a bassa fermentazione perché il controllo delle basse temperature era molto costoso, se non addirittura proibitivo per questi birrifici della Germania. Anche l’impiego del luppolo era misero in quanto non c’era l’abbondanza dell’Hallertauer, ma solo qualche luppoleto casalingo. Il frumento poi costava un 40% in più dell’orzo e quindi i mastri birrai della foresta bavarese, decisero di provare a fare una birra ad alta fermentazione, che fermentasse bene e desse un sapore fresco e piacevole. Si orientarono quindi verso la Weizen bier, ed a causa dell’elevato costo del frumento, decisero di sostituirlo con l’orzo e di luppolare in modo parsimonioso. Nacque così lo stile Dampfbier che quindi è quello di una Ale fermentata da lieviti del frumento, con un’aggiunta di malti caramellati per dare maggiore corpo e sapore. Nonostante l’impiego di lieviti da birra al frumento provenienti dalla sovrabbondante produzione bavarese, a causa del diverso profilo di sostanze fermentescibili, normalmente il sentore di banana (acetato di isoamile) è meno evidente rispetto alla cugina weizen, mentre resta importante il profilo fenolico e di chiodo di garofano (4-vinyl guaiacolo). Ai tempi in cui la birra veniva fatta fermentare in grandi tini di legno, la fermentazione si svolgeva in 3-4 giorni con una notevole produzione di anidride carbonica, che faceva assomigliare la fermentazione ad una produzione naturale o artificiale di vapore e per questo lo stile fu coniato utilizzando il prefisso “dampf” che in tedesco significa appunto vapore. La connessione con le steam beer californiane è che durante la “gold rush” dell’ovest, furono nella maggior parte i tedeschi a produrre birra ad alta fermentazione con successiva lagerizzazione, visto che non c’erano nè gli impianti frigoriferi necessari a fare una bassa fermentazione e non c’era neppure la possibilità di far arrivare da est dei lieviti lager, e quindi venne riadattata la tecnologia e l’esperienza delle “dampfbier” per produrre le “steambeer”.

Birra Amiata prosegue il suo cammino di ricerca e produzione di stili di birra estinti o poco frequentati, iniziato con la Marsilia, la prima Gose prodotta in Italia e proseguito con la “Polska”, la prima Gratzer/Grodzinski prodotta in Italia, la Lura, il primo Sathi italiano ed adesso la Dampflok (significa treno a vapore).

Siamo molto curiosi di assaggiare la birra finita e soprattutto di capire l’interesse che questo stile può suscitare nel pubblico degli appassionati.

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