Orange Hops

Scritto il 12 Dic 2011

La corsa al sensazionalismo, all’ultimo clone di luppolo, per poter produrre una birra all’avanguardia, spesso ci fa perdere di vista “i fondamentali” del mestiere, ossia l’approfondita conoscenza dei luppoli europei di più antica tradizione.

La Orange Hops in tal senso è un viaggio all’inverso, alla ricerca di caratteristiche poco conosciute o addirittura dimenticate. Siamo fieri della riuscita di questa birra, perché abbiamo ottenuto ciò che volevamo, una birra con uno spiccato profumo di arancia candita, senza aggiungere spezie, ma solamente luppolo. Certamente dei miglioramenti sono ancora possibili. Sarebbe piacevole un corpo con una tessitura più setosa ed un naso più pronunciato. A parziale discolpa, faccio notare che per l’indisponibilità del nuovo raccolto e l’esaurimento delle vecchie scorte, non è stato possibile avere il luppolo in tempo per fare il dry hopping e dare un impronta olfattiva ancor più marcata.

L’idea di questa birra nasce dal fatto che tra tanti luppoli americani, con un profilo molto agrumato, avevamo forse dimenticato del bellissimo profumo emanato da alte dosi di East Kent Golding, non di arancia, ma di marmelade, termine in Inghilterra tradizionalmente utilizzato solo per una marmellata, quella di arance, mentre per le atre si utilizza il termine “jam”. Quindi, un profumo di buccia, di arancia candita, molto delicato e piacevole. L’East Kent Golding fa parte della famiglia inglese dei Golding, che venne coltivata da cloni selezionati già a partire dal 1790, con un profilo abbastanza equilibrato ed una quantità di alfa acidi tra 4 e 5,5 % a seconda della stagione.

Ho desiderato una birra con questo profumo predominante, così come il sapore, magari appoggiato da una buona dose di caramello e di malto. Per questo in via del tutto teorica ho scelto di produrre una “Biere de garde” rossa, ossia una birra da invecchiamento, da cantina, che nella tradizione francese era una delle ultime birre primaverili che dovevano poi accompagnare l’estate fino alla nuova stagione che solitamente ripartiva tra Ottobre e Novembre. Uno stile non amaro, con una buona presenza del malto e del caramellato. La luppolatura è stata fatta con alte dosi di EKG, senza l’impiego di altre varietà più amare o aromatiche. Anche se avevamo già stampato le etichette con lo stile, alla successiva degustazione ci siamo resi conto che la nota di amaro era più forte che in una tradizionale “bière de garde” e che il “warming” alcolico, nonostante i 6 gradi alcolici, non era presente. Quindi in definitiva abbiamo prodotto una buona “strong bitter”, non proprio esattamente lo stile voluto. Succede, quando si esegue la prima cotta.

Magari se ci sarà una nuova occasione, forse ritenteremo, anche se la quantità di luppolo necessaria per far avvertire il profumo di marmellata di arancia non è propriamente compatibile con lo stile.
Per il nome ci piaceva qualcosa che ricordasse l’arancio, tema centrale attorno al quale era stata costruita la birra, senza far credere che ci fossero arance o succo di arancia. Per questo abbiamo inserito anche la precisazione “Hops” ovvero luppolo all’arancia. Per l’etichetta, siamo rimasti sul filone della Pumpkin Fair, cercando degli effetti un po’ più psichedelici, da anni ’70.

Un esercizio di stile comunque positivo, in quanto facente parte della linea Amiata Lab è una birra “one shoot” che è stato salutato positivamente a Torino, a Livorno ed in altri locali in cui è stata presentata in anteprima.
Oltre ai fusti sono state realizzate anche un piccolo quantitativo di bottiglia da 75 cl a disposizione per coloro che vorranno ordinarle per il piacere di provare e di degustare questa nuova birra. Alla salute!

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