Regina di Saba

Scritto il 06 Giu 2012

Le nostre birre di punta sono ben descritte nel nostro sito ed anche nelle varie guide, in primis la guida Slow Food, ma a breve anche la guida regionale dell’Espresso, ne parliamo durante le degustazioni che teniamo in lungo ed in largo dello stivalone italico, per cui la naturale tentazione è sempre quella di parlare delle birre “one shoot”, o in dialetto romano “’na botta e via” che quindi difficilmente entreranno in produzione stabile. Da artigiano della birra e buon padre di famiglia quindi cerco di dare loro quella notorietà, nell’arco della breve vita, raccontandone un po’ le vicissitudini sul blog.

Da sempre ritengo che le birre inglesi, saporite, leggere, di facile beva, siano le birre del futuro, perché se ne può bere un po’ di più senza preoccuparsi e comunque non senti in bocca qualcosa di leggero ed a volte impalpabile, ma dei sapori decisi di malto, di toffee, di tostatura. 

Quindi ancora un esperimento inglese, dopo la bitter denominata “Orange Hops” di cui vi ho già raccontato, adesso una rivisitazione “modaiola” di una brown ales, tanto per la curiosità dell’appassionato e per dirla parafrasando Iannacci, tanto per vedere “l’effetto che fa”!

La lavorazione è stata piuttosto semplice, grazie alla scelta dei malti inglesi distribuiti in Italia da Bruno Carilli. All’inizio l’idea era quella di produrre ne più né meno una semplice brown ales, proprio perché da sempre le birre più semplici sono le sfide più difficili. Poi però la vis sperimentale ha preso il sopravvento. La voglia di salire di grado alcolico, quasi raddoppiando quanto riportato dallo stile e poi, pur peccando di lesa maestà ai luppoli inglesi del Kent, l’associazione con il floreale agrumato dei luppoli americani, tanto per gustare un tandem interessante costituito dalla fusione di un gusto maltato e tostato, con quello tipico dei luppoli americani ormai ben noti quali cascade, chinook, summit.

Dai primi riscontri al Chestnut o in qualche altro test la birra è stata apprezzata sia dagli amanti delle birre scure tipo stout o porter, ma anche dagli amanti delle birre rosse. Solo qualche purista delle birre inglesi ha giudicato l’eserimento azzardato per il troppo tenore alcolico e per i luppoli poco inglesi.

Sicuramente una birra da assaggiare, alla spina o in bottiglia fin quando la produzione, limitata ovviamente, sarà disponibile.

Per il nome tutto si incentra sul termine S.A.B.A. che parte dalla radice B. A. di Brown Ale, con i suffissi Strong ad indicare la gradazione e American per la provenienza dei luppoli impiegati.

La grafica di questa linea di birre “one shoot” identificate dal marchio Amiata Lab, è curata dagli stessi artisti che hanno realizzato la Pumpkin Fair e la Orange Hops, come si può vedere dal personaggio che ricorre nelle tre etichette.

Un brindisi alla Regina!

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